Lo psicologo “esce dentro la città” per operare secondo
un modello di Psicoterapia che non faccia più finta di ignorare che è terapeutica
proprio perché è sociale, proprio perché è “politica”.

Secondo noi il setting dello psicologo è lì dove il mentale si disloca, in tutti i luoghi della polis (la città come spazio di convivenza); Perciò da alcuni anni stiamo portando avanti un nuovo modello d’intervento psicologico, che implica il “recarci presso i luoghi frequentati dal paziente“, che sia nell’ambiente domestico, camminando per un parco o per le strade, perfino in un bar o in altri luoghi di abituale frequentazione, per affacciarci nel “rifugio segreto della sua mente”.

Lo psicologo viandante attraverso l’esserci in tutti quei luoghi in cui si mette in scena quel mosaico di personaggi interni che è la mente del paziente, permette di acquisire nuove visioni, risignificando luoghi e situazioni. All’interno delle “mura parlanti” della casa anche una fotografia, un oggetto, una stanza, la visione di un film, il giocare o mangiare insieme, potranno contribuire alla riappropriazione da soggetto della propria esistenza e al ritrovare il proprio posto smarrito all’interno dei sistemi sociali in cui è immerso.

Altro vantaggio di questo setting è la maggiore possibilità di allargare il campo d’intervento includendo i membri dei sistemi di appartenenza, sia quelli microsociale (famiglia, scuola, luogo di lavoro) che mesosociali (comunità di riferimento, territorio), coinvolgendo, ove possibile, anche il territorio di appartenenza. Soprattutto per preadolescenti e adolescenti, l’essere accompagnati nelle quotidiane attività (studio, hobbies, ecc.) dà possibilità di sviluppare un’alleanza terapeutica con tutta la rete, al fine di rendere possibile passaggi esistenziali verso un cambiamento.

 

Non solo! Lo Psicologo viandante ha il compito di svolgere progetti d’intervento nei vari contesti del territorio: anzitutto nella scuola, unico incubatore di “capitale sociale” (oltre allo sportello psicologico fondamentali sono i laboratori esperienziali nelle classi e i gruppi di elaborazione per gli insegnanti e i genitori); poi negli altri spazi di convivenza per aiutare la cittadinanza a far fronte alle “patologie civili” (sessismo, xenofobie, violenza, crisi ecologica, ecc.); da ultimo ci proponiamo anche come sostegno ai “decisori politici”, perché anche l’economia è Psiche, l’architettura è Psiche, tutto nella vita della Polis è Psiche.

Lo psicologo viandante si propone come costruttore di “ponti” per interconnettete reti, sistemi, istituzioni, discipline diverse, al fine di far circolare Beni Relazionali (quali reciprocità, cooperazione e fiducia). L’intervento diventa così un modo di prendersi cura dei contesti sociali a partire dal paziente che accompagniamo, nella misura in cui il soggetto sintomatico è “il paziente designato”, ossia colui che esprime, con il suo malessere, qualcosa a nome degli organismi gruppali in cui svolge la propria vita.

…un modello di Psicoterapia che non faccia più finta di ignorare che è terapeutica proprio perché è sociale, proprio perché è politica. Una “clinica del sociale” che favorisca una “politica” del desiderio e della speranza (PolisAnalisi).