PSICOANALISI, GRUPPI ED ECONOMIA. Ripartiamo dal capitale sociale

Grande consueto successo dell’annuale convegno, che ha avuto luogo il 15 novembre in Protomoteca del Campidoglio di Roma  –  BROCHURE VII CONVEGNO APRE 2013 

 sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, svoltosi in onore di Italia Bonavitaevento patrocinato anche da: Ordine degli Psicologi nazionale, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Roma Capitale

VII convegno APRE
VII convegno APRE

Sapete qual è il prezzo che paghiamo nel trascurare i risultati della ricerca psicoanalitica? La risposta è sotto gli occhi di voglia vedere e sentire “diversamente” ed è anche ciò che ha provocato la “mission” dell’APRE, in accordo con quanto già Winnicott affermava: “Paghiamo il prezzo di restare come siamo: giocattoli dell’economia, della politica, del destino”

Spunti tematici. Sovrappopolazione, crac borsistici, irrefrenabile spinta al consumo, mercati saturi, carenza di liquidità, disoccupazione: la crisi che attraversa il pianeta all’inizio del secondo millennio è senza precedenti. Non possiamo ignorare che un’analoga crisi, quella del 1929, è sfociata nel secondo conflitto mondiale. Forse l’uomo non ha imparato niente dal passato e processi autodistruttivi lo portano inesorabilmente a farsi del male, non considerando come valore fondante e propulsivo i “beni relazionali”, accecati dalla frenesia dell’accumulazione.

Le forze “tanatiche” presenti nell’individuo come nei gruppi sociali si manifestano anche attraverso le tendenze al possesso, all’accumulo, conducendo definiva a un “desiderio morboso di liquidità” (Keynes). Il sistema è dunque avviato ad autodistruggersi? Così sembra, a meno che l’uomo non scopra in sé le risorse necessarie a superare non solo l

a presente crisi, ma l’intera impostazione economica in cui è maturata. È necessaria una salutare inversione di rotta verso un’epoca nuova situata al di là del sistema mondiale attuale sia a livello micro, che macro-economico, ripartendo dalla centralità della persona e delle reti di gruppi sociali.

Pertanto di particolare importanza diventano i “beni relazionali” e il “capitale sociale”, consistente nelle relazioni di

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fiduciacooperazione e reciprocità (P. Donati).

Siamo avviliti perché abbiamo solo un ‘dio’: l’economia, che come un aguzzino toglie tempo e senso esistenziale, generando una pressione terribile a livello culturale, in una società intessuta com’è di preoccupazioni relative.

Lasciamoci animare dallo Sdegno per quel che accade e dal Coraggio per cambiarlo

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